Marco Brunetti

MARCO BRUNETTI
Nato il: 09-07-1962 Ordinato Sacerdote il: 07-06-1987

Il Vescovo Marco Brunetti è nato a Torino il 9 luglio 1962. Originario di Nichelino, è entrato nel Seminario Minore diocesano a Giaveno per la Scuola Media e Superiore, e poi al Maggiore per gli studi in preparazione al Sacerdozio, conseguendo il Baccellierato alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Torino. Ha successivamente ottenuto un Diploma in Pastorale Sanitaria, presso l’Istituto di Teologia Sanitaria “Camillianum” di Roma. È stato ordinato Sacerdote il 7 giugno 1987 per l’Arcidiocesi di Torino, dove è incardinato e risiede abitualmente. Incarichi pastorali più significativi da lui svolti: 1987-1992: Vicario Parrocchiale nella Parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo Apostoli a Santena; 1992-1993: Vicario Parrocchiale nella Parrocchia “Maria Madre della Chiesa” in Settimo Torinese; 1993-1995: Vicario Parrocchiale nella Parocchia “S. Giuseppe Artigiano” in Settimo Torinese; 1997-2002: Parroco a “San Rocco” a Trofarello (Valle Sauglio); 2002-2005: Parroco a “S. Maria” di Testona in Moncalieri; dal 1996: Direttore dell’Ufficio Pastorale della Salute; dal 2005: Direttore delle 3 Case del Clero Diocesano; dal 2006: Incaricato Regionale della Pastorale della Salute; dal 2010: Canonico del Capitolo Metropolitano della Cattedrale. Inoltre è Membro del Consiglio Presbiterale Diocesano e Regionale, Delegato Diocesano per i sacerdoti anziani, Membro della Consulta Nazionale per la Pastorale della Sanità della CEI, Membro della Fraternità Sacerdotale San Giuseppe Cafasso. Il Vescovo Marco Brunetti è autore dei seguenti opuscoli di Pastorale Sanitaria: – Va’ e anche tu fa’ lo stesso. Orientamenti e norme per i ministri straordinari della Comunione eucaristica, Ed. Camilliane; – Unzione della speranza per la vita. Una comunità accanto al malato, Ed. Camilliane; – Ero malato e mi avete, Ed. Effatà; – M. Brunetti e E. Larghero, Percorsi di Pastorale della Salute, Ed. Camilliane (2012).

Descrizione dello stemma episcopale di

S.E.R. Mons. Marco Brunetti

Vescovo eletto di Alba

 

Secondo la tradizione araldica ecclesiastica cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:

 

  • uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconducibile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altro;

 

  • una croce astile a un braccio traverso,  in oro,  posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;

 

  • un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3.), il tutto di colore verde;

 

  • un cartiglio inferiore recante il motto scritto abitualmente in nero.

 

La croce astile è di tipo “trifogliato”, gemmata con cinque pietre rosse che richiamano le Cinque Piaghe di Cristo.

 

 

Descrizione araldica (blasonatura) dello scudo del Vescovo Brunetti

 

 “Inquartato di rosso e d’argento; nel 1° al leone d’oro, alato e nimbato dello stesso, con la testa posta in maestà, accovacciato, tenente con le zampe anteriori avanti al petto il libro scritto delle parole in lettere maiuscole romane di nero, PAX TIBI MARCE nella prima facciata, in quattro righe, ed EVANGELISTA MEUS nella seconda facciata, similmente in quattro righe; nel 2° a due tralci di vite in doppia decusse, fogliati di verde e fruttati di sei pezzi al naturale; nel 3°a due rami di ulivo in doppia decusse, fogliati e fruttati di verde; nel 4° alla fede d’oro posta in banda”

 

 Il motto:  MISERICORDES SICUT PATER (Lc 6,36)

 

Per il proprio motto episcopale, Don Marco ha scelto le stesse parole che costituiscono il motto del Giubileo straordinario della misericordia  indetto da papa Francesco per l’anno in corso con le seguenti parole: « Cari fratelli e sorelle, ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della Misericordia. È un cammino che inizia con una conversione spirituale. Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio.” Queste parole hanno assunto un particolare significato per Don Marco, tanto da indurlo a improntare su di esse la nuova attività pastorale affidatagli da Papa Francesco.

Interpretazione

 Il leone alato è simbolo di San Marco Evangelista e vuole appunto costituire chiaro riferimento al nome del Vescovo, Marco, mentre le due mani che si stringono, identificate in araldica con il termine di “fede” hanno qui il compito di richiamare la parabola del buon samaritano, narrata nel Vangelo di Luca (10,25-37). “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, dei briganti lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella stessa strada e quando lo vide passò dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede al locandiere, dicendo: «Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno». Ecco quindi il significato della mano del samaritano protesa a sostenere e rialzare il malcapitato. Tale simboleggiatura assume un deciso rilievo, in quanto Don Marco è stato Direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Salute dell’Arcidiocesi di Torino dal 1996, un’esperienza che lo ha maturato significativamente in tale importante contesto di servizio pastorale.

I tralci di vite e i rami di ulivo hanno più motivazioni: prioritariamente identificano il vino e l’olio usati dal samaritano per curare le ferite dello sfortunato viandante, inoltre vogliono richiamare le colline, adornate di fecondi vigneti, del Piemonte, regione in cui è nato il padre di Don Marco, e delle Langhe in particolare, zona in cui è posta la diocesi di Alba. I rami di ulivo vogliono essere anche un omaggio alla terra d’origine della mamma del Vescovo eletto, il Salento pugliese, costellato di ulivi.

I quadranti dello scudo sono in rosso e in argento: il primo è il colore della carità, dell’amore e del sangue: l’amore intenso e assoluto del Padre che invia il Figlio a versare il proprio sangue per noi tutti, privilegiando i più derelitti, i sofferenti, gli emarginati, gli ammalati; il secondo, l’argento, è il colore simbolo della trasparenza, quindi della purezza della Beata Vergine Maria alla cui materna protezione Don Marco affida il suo nuovo ministero episcopale.

Inoltre, rosso e argento sono anche i colori che campeggiano nello stemma del Piemonte.